http://echophyber.livejournal.com/10867.html
Mmh. Sì. Penso che il Web sia il luogo migliore per postare un diario. Una questione di mero esercizio. Condimento: elucubrazioni varie dalle mie memorie dirette e indirette, mediate dal New Mexico.
http://echophyber.livejournal.com/10867.html
Mmh. Sì. Penso che il Web sia il luogo migliore per postare un diario. Una questione di mero esercizio. Condimento: elucubrazioni varie dalle mie memorie dirette e indirette, mediate dal New Mexico.
Mattina. Ora sono nella Grande Multitask Dispensatrice di Delizie. Piove. A Padova piove ancora, debolmente ma in modo continuo. Aspetto il mio autobus. Debbo fare varie cose con MatBe. [...] Grazie al netbook controllo gli orari, e no, non faccio in tempo a passare in libreria.Ho pensato di inserire una legenda di nomi e loro analoghi. In prima pagina nel taccuino. Anche per me. Ho pensato al tempo che deforma potenzialmente i ricordi.
via echophyber.livejournal.com
Annotare e sovra-annotare. Penso sia questo lo spirito della creatività. Un gioco a ricalco. Un tornare sui passi. Ogni tanto scrivo qualcosa che ha un senso, più che profondo, preciso. Questo qualcosa tende a disseminarsi, a stare ora qui ora lì. Ecco, il mio compito consiste nell'unificare, accorpare, impacchettare. Oggi a Padova piove, come pioveva ieri. Piove da qualche giorno. Non una pioggia scrosciante. No, una pioggia leggera e per certi versi anche piacevole. Una pioggia che evidenzia le tonalità grigie del cielo, che enfatizza i tratti delle architetture. Tra poco prendo l'autobus.
Mmmmmh. Ma, perché dovrei prendere un Moleskine Folio (Bag) se posso prendere a 15 euro e poco più (con la magica card degli affezionati) uno zainetto IKEA per mettere quello che voglio, ivi compreso il Moleskine (Large)?
Plaudo e diffondo. (Se sei interessato alla lettura teatrale, vedi anche Martes Logos.) Mi trovi in entrambe.
Riflettevo oggi sul termine fnord.
Lasciando perdere per un attimo tutte le idee su complotti e cospirazioni globali, non capivo come mai questa parola mi frullasse nella mente. Poi, riflettendo, l'ho capito.
Uno fnord viene descritto sostanzialmente come cosa invisibile che sta nel mezzo. Nel mezzo di che? Semplice: nel mezzo di cose visibili. Nel mezzo di A e B, per esempio. Sia A che B sono visibili, e coloro che non sono in grado di riconoscere gli fnord ritengono di poter trovare in A e in B la logica di funzionamento degli stessi A e B. Invece non è così: A e B non sono comandati da logiche a loro interne, ma da logiche che stanno nello fnord, e lo fnord è oggetto invisibile, cioè non determinabile attraverso uno sguardo gettato istintivamente su A e B.
Quanti sottoprodotti culturali si creano come fnord? Tantissimi. Oserei dire che la cultura "de facto" che nel nostro mondo impera è esattamente prodotta da giganteschi fnord, connessioni invisibili tra realtà che sembrano alludere a culture diversissime da quelle che tali fnord in effetti producono.
Interessante.
Non so, ma certo cinema nipponico di genere, specie degli anni sessanta mi ispira tantissimo. I ritmi, gli scatti umorali, le facce, quel particolare candore ingenuo degli asiatici, ma soprattutto la generale atmosfera che trasuda dalla pellicola, in un mondo ancora legato all'esplorazione spaziale e alla guerra fredda, mi rapisce con la sua scintillante demenzialità.
Un applauso per Ada-Lab e la sua fervida organizzatrice Madame Reginazabo, che ieri ci ha regalato una godibilissima seratina soffusa per unire il capodanno all'inaugurazione di questo nuovo spazio nella Vicenza Creativa. B&B con annesso spazio sociale e info-shop, Ada-Lab ci ha proposto un'atmosfera neo-hipster-aristocratica, con qualche nota steampunk, dj-set ambient rigorosamente non invasivo, stuzzicherie vegane, multimedia e soprattutto tanta gente simpatica. Che dire: ci tornerò. In programma tante proposte che non sto qui a elencarvi, ma tutte veramente cool.
Molte idee non si sono realizzate nella società civile semplicemente per una questione terminologica. A un certo punto il Sistema ha implicitamente dettato la sua mediocre definizione di esistente e inesistente, e la maggioranza si è supinamente adeguata a tale definizione. In altre parole, non si sono realizzate perché non le abbiamo viste, perché la loro memoria è legata a mezzi non-mainstream, perché gli stessi addetti ai lavori degli indymedia non hanno il giusto tuning visuale per scorgerle, e via discorrendo. (Mi viene in mente, ancora una volta, Hakim Bey, il quale afferma che la Zona Autonoma c'è stata, c'è e ci sarà.)
Molto più banalmente di quanto si possa pensare, non ci si è messi d'accordo (ma bisognava per forza farlo?) sul significato oggettivo di tale realizzazione, né sulla sua morfologia, né su chi dovesse stabilire cosa in relazione a cos'altro. La nostra civiltà riesce a percepire (peraltro malamente) e rappresentare (peraltro parzialmente) solo ciò che risulta visibile nel senso di un globale affioramento mediatico. Ma mi chiedo: ha senso globalizzare la percezione di questioni così sottili? Non sarebbe il caso di ricondurre la complessità individuale in espressioni semplicissime, fatte di linguaggio di base, scrittura analogica, libero scorrere di corrispondenze private tra me e te, tra noi e voi, entro sottoinsiemi generati dalla pura spontaneità esperienziale del gesto organizzativo?
Non sono contro lo standard, ma contro la sua adozione acritica. Mentre pronuncio queste luminose parole, orde di decelebrati continuano la loro opera di orgoglioso abbrutimento del territorio che circonda me e voi. Ne sono consapevole, però, e questo mi permette di scrivere ciò che scrivo immaginandone un'oggettiva utilità. Qualcuno può arrivare, leggere, ispirarsi. Questa cosa basta e avanza.
Anarchico creativo veneto, versato in Arte, Letterature, Tecnologie.